Venerdì, 06 Settembre 2013 18:07

I veri difetti

I problemi più comuni ed i tempi di intervento

Il piede presenta una così vasta gamma morfologica e strutturale che nella pratica è difficile orientarsi su ciò che sia o no un difetto, se sia corretto intervenire e se sì, quando e come.
Nella nostra esperienza evidenti deviazioni strutturali dal morfotipo considerato normale sono ben tollerati, non danno limitazioni funzionali mentre altre devianze meno evidenti, a volte difficili da svelare suscitano impaccio funzionale e dolore. In generale possiamo affermare che ciò che è in più va rimosso.

La polidattilia

La polidattilia, comunemente conosciuta come dita in soprannumero, va, ad esempio, trattata con l'asportazione del dito soprannumerario. L'intervento va eseguito possibilmente prima dell'acquisizione della stazione eretta entro l'anno d'età.

Il piede torto congenito

In molte deformità congenite, cioè già presenti alla nascita, che noi sappiamo molto resistenti alle cure, il trattamento deve iniziare dai primi giorni di vita. Il piede torto congenito presente in circa 1/1000 nati - che i medici anglosassoni indicano con il termine di Clubfoot, ossia piede deformato a clava, duro e rigido come un bastone - richiede cure immediate e consistenti in manipolazioni e gessi posturali sin dai primi giorni di vita. Resiste ai tentativi di correzione e nella maggior parte dei casi verso il 5/6 mese viene operato. Durante il periodo della crescita si debbono applicare tutori e plantari. A volte sono necessari altri interventi. Il piede rimane più piccolo, il polpaccio più sottile, la caviglia e il piede discretamente rigidi. Non vi è tuttavia dolore né zoppia e se ben curato si ottiene un'ampia sufficienza per permettere gioco e sport vario e da adulti un'attività lavorativa anche intensa.

Il piede piatto-valgo

Abbiamo ancora imparato che seguendo nel tempo l'evoluzione morfo strutturale di crescita dello scheletro alcuni quadri inizialmente drammatici si normalizzano, come le gambe a X, altri più banali progressivamente deteriorano sino a divenire gravi difetti. Pensiamo quindi che il difetto vero sia la limitazione funzionale e il dolore. Nel piede piatto-valgo, ad esempio, si deve intervenire solo quando compaiono importanti limitazioni funzionali, e dolore tale da limitare l'attività sportiva e il gioco del bambino. L'obiettivo è ristabilire una condizione di benessere, non necessariamente una morfologia e una struttura normali. Ciò si può ottenere con plantari, calzature idonee, ginnastica dei piedi per favorire il riequilibrio muscolare e un buon gioco articolare. In casi molto selezionati a volte, la correzione chirurgica, risolverà quelli che resistono alla cura conservativa.

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